martedì 6 febbraio 2007

I nemici sono gli "altri"

Nel febbraio del 1999 si è tenuto a Rimini un Convegno sulla Shoà promosso dal Comune della città emiliano-romagnola per informare e sensibilizzare i giovani e il mondo della scuola. È stato scelto il titolo I nemici sono gli “altri”, per sottolineare il tema della diversità in senso generale, come concetto etnico, religiose, sociale, sessuale e come motivo di discriminazione e di persecuzione. Al convegno, i cui atti sono stati pubblicati dalla Giuntina a cura di Laura Fontana e Giorgio Giovagnoli, hanno preso parte almeno un migliaio di ragazzi delle scuole riminesi. È stato loro messo ben in chiaro che, se il piano di sterminio nazista ha coinvolto in primo luogo gli ebrei (da sempre i “diversi” per antonomasia), l’esperienza della deportazione e della morte ha colpito altri tipi di diversità, il cui sacrificio è meno noto come, sul piano etnico, i Sinti e i Rom.
Una parte cospicua del volume è occupata dalle tabelle di un sondaggio, effettuato nelle scuole superiori riminesi sul tema dello sterminio nazista. I ragazzi riminesi sono particolarmente edotti, per le scelte pedagogiche del loro Comune, di quanto accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale: sono vent’anni che le scolaresche riminesi visitano i campi di concentramento nazisti. Eppure, una media del 45 per cento dei giovani riminesi non è stata in grado di rispondere esattamente alle domande poste, tanto è vero che il titolo del consuntivo, elaborato dal Giorgio Giovagnoli, dei risultati del sondaggio è stato intitolato “I giovani di oggi tra indifferenza e disinformazione”. Quindi, i contributi raccolti nel volume sono stati intesi, soprattutto come proposte di riflessione elaborate con intento e metodo pedagogici. Luciano Violante, nel suo intervento, ha reso noto che la Camera dei Deputati, a sessant’anni dall’istituzione delle leggi razziali, ha realizzato un volume per le scuole (che possono farne richiesta) in cui tre storici ricostruiscono quanto è accaduto e illustrano il contenuto e gli effetti delle leggi.
L’intervento di Laura Fontana era teso provocare l’identificazione del giovane uditorio rispetto al destino dei loro coetanei durante gli anni terribili del dominio nazista in Europa. Quindi, la studiosa non si è riferita soltanto alla tragedia dei bambini deportati e uccisi nei ghetti e nei campi di sterminio (bambini ebrei, zingari e slavi aventi, per i tedeschi, “valore biologico nullo” e di cui almeno un milione e mezzo sono “passati per il camino”) ma ha fatto riferimento anche a come i nazisti vedevano i bambini, come li educavano e quali conseguenze poteva valore sulla loro vita il fatto di venire classificati in categorie diverse. Uno dei primi obiettivi del nazismo al potere fu di impadronirsi del sistema scolastico per forgiare cittadini dalla coscienza ariana. Nei loro libri scolastici, i piccoli tedeschi leggevano quanto segue: “Gli ebrei hanno un altro naso, altre orecchie, altre labbra, un altro mento, un viso completamente diverso da noi tedeschi. Hanno i piedi piatti, braccia più lunghe. L’ebreo pensa, sente e agisce in un modo diverso dal nostro. L’ebreo è un parassita, un profittatore, un usuraio, un impostore, un criminale”. Bambini tedeschi malati e handicappati furono vittime, insieme agli adulti affetti dagli stessi problemi, del “Progetto di eutanasia”. Il loro sterminio iniziò nel 1939, attraverso la creazione di centri specializzati come quello di Hadamar e di Goerden, o del Castello di Hartheim, in Austria. Venivano uccisi con iniezioni letali, farmaci, o lasciti morire di fame. Quando queste uccisioni burocratizzate, perpetrate da medici e infermieri, vennero alla luce, nel ’41, la Chiesa protestante e quella cattolica resero pubblica la loro indignazione. Il Progetto venne sospeso, e il Castello di Hartheim fu destinato alla gasazione dei deportati di Mauthausen. L’ossessione della purezza razziale non si limitò all’eliminazione degli individui indesiderati, ma fu spinta fino alla pianificazione della nascita di individui di razzialmente puri, mediante il “Lebensborn”.
Mirella Karpàti, del Centro Studi Zingari – Roma si è occupata de “Lo sterminio degli zingari”. Era stato creato, a Berlino, un centro specializzato che aveva decretato che, essendosi mischiati con gli slavi, gli zingari avevano perso la loro arianità Nel 1939 iniziarono le loro deportazioni, con destinazione Dachau. Gli zingari polacchi furono massacrati sul posto, come anche i loro fratelli dell’Est Europa, occupata dai nazisti. Particolare gravità ebbe l’olocausto zingaro in Francia, iniziato prima ancora dell’occupazione nazista con la creazione di campi di concentramento al Sud che furono l’anticamera per Auschwitz. Gli zingari d’Italia vennero deportati in Sardegna e Basilicata, e lì lasciati in libertà, purché non riprendessero la via del confine orientale. Gli zingari della Slovenia, divenuta provincia italiana, furono invece concentrati sul Gran Sasso e nei pressi di Isernia. L’8 settembre 1943, i Carabinieri che avevano in custodia i campi si rifiutarono di consegnare gli zingari ai tedeschi e lasciarono che fuggissero. Alcuni di loro raggiunsero i partigiani in montagna.
Si sta cercando di istituire una giornata che, a livello mondiale, celebri il ricordo di questi anni di terrore. Il 27 gennaio, che commemora la liberazione di Auschwitz, dovrebbe diventare, per tutti, il “Giorno del ricordo”. Perché è necessario ricordare, ha detto Furio Colombo nel suo intervento, “che ci sono state persone che non hanno avuto il coraggio di opporsi … La vera radice di quella tragedia è nella viltà, nel conformismo e nel silenzio”.

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