martedì 6 febbraio 2007
Isaiah Berlin, la volpe
Isaiah Berlin, politologo di origine russa, è nato a Riga nel 1909 ed è morto a Oxford nel 1997. Alcuni dei suoi scritti sono stati tradotti per Adelphi, come Impressioni personali (1989), ritratti dal vivo di gradi figure del scolo, tra cui Churchill, Aldous Haxley e Anna Achmatova; Il mago del Nord (1997), un’ampia biografia sul filosofo irrazionalista tedesco J. G. Hamman; Il riccio e la volpe (1986), sull’intelligencija russa della seconda metà del secolo scorso, un gruppo quasi settario di intellettuali che riuscirono a ritagliarsi uno spazio nella cultura europea, preparando il terreno per la rivoluzione del 1917. Si trattava di Herzen, Bakunin, Belinskij e Turgeniev, dalle opere dei quali Berlin vide affiorare tutta una rete di tensioni sottese a un lungo momento della storia russa. Nel saggio più famoso di questa raccolta, Berlin divide gli spiriti umani in due gradi famiglie: da una parte ci sono le volpi “che perseguono molti fini spesso disgiunti e contraddittori, magari collegati solo genericamente, non unificati da un principio morale o etico” dall’altra ci sono i ricci, che riportano tutto a un visione centrale, a un principio ispiratore unico, universale, che da solo dà significato a tutto ciò che essi sono e dicono. Se Puskin era un esempio di volpe, Dostoevskij era un riccio, mentre Tolstoj era una volpe che credeva di essere un riccio. Berlin stesso, forse, può essere definito un riccio che si mostrava sotto le sembianze di una volpe. Se, infatti, i suoi scritti sono stati per lungo tempo sparsi in varie pubblicazioni e hanno riguardato argomenti diversi, come la storia, la filosofia, la politica, avevano tutti un principio ispiratore, che era quello di argomentare (come Berlin fatto nei saggi raccolti nel volume Il legno storto dell’umanità, Adelphi,1996) che occorre essere diffidenti verso le teorie politiche troppo dritte perché vi sono valori che, ancorché conflittuali, sono tutti indispensabili, come la libertà, la giustizia, l’uguaglianza. Da ciò deriva la sua illuminata e salutare visione pluralista, che tenta di salvarci dai guaritori dell’umanità, come gli utopisti e chi li ha preceduti (tra cui Vico, Herder e De Maistre), e alla luce della quale va riletta la storia dell’unità europea e il formarsi dei fascismi.
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