Lettura gradevole, non impegnativa se non per la mole dell’intreccio e il numero dei personaggi, questo romanzo, vivace e ironico, in bilico tra il “realismo fantastico” sudamericano e la narrativa centro europea, racconta di due famiglie ebree emigrate in Argentina dalla Russia zarista. I due capifamiglia si incontrano già sul traghetto: uno ha il tipico aspetto dell’ebreo orientale, mentre l’altro “è bello come un goy”. Leon Hiddekel e Isaak Gurman, destinati a divenire consuoceri, si stabiliranno nel nuovo mondo e ambedue raggiungeranno l’agiatezza economica: Leon diverrà un importatore di pianoforti, Isaak un proprietario terriero. Ma mentre il successo di Isaak è frutto di una grande determinazione e chiarezza di idee, tutte improntate al suo rapporto con la terra, in Leon sopravvivono aspirazioni artistiche frustrate e una costante nostalgia per la cultura del mondo che ha abbandonato.
Tema centrale di questo volume, scritto da Gabriela Avigur-Rotem e pubblicato nel 1997 da Trataruga, è quello della famiglia e della legittimità dei padri di plasmare e influenzare le scelte professionali ed esistenziali della prole; il romanzo ruota attorno al fallimento di Leon come padre e marito, causato dalla sua ambizione musicale, trasposta nei figli. Non appena costoro raggiungevano l’età per sedersi al piano, Leon regalava loro un pianoforte personale; la sua aspettativa era, ogni volta, che i piccini diventassero degli “enfant prodige”. Un’ambizione accecante, che lo porta a rapire le sue ultimogenite gemelle per portarle in una lunga tournè, lontano dagli affetti e dalle cure familiari. Alla fine di questo tentativo disperato e fallimentare alla ricerca del successo, Leon torna dalla moglie Ida, che non lo perdona, con le due bimbe oramai troppo cresciute per i loro vestitini, sempre gli stessi, che nessuna mano materna ha potuto far crescere insieme a loro. Ma la sua più grande sconfitta è che la famiglia oramai ha imparato a fare a meno di lui, e ciascuno dei suoi figli farà scelte di vita personali, difficili ma oneste, senza scorciatoie; al punto che Gabriel, l’unico vero talento musicale della famiglia, rinuncerà al successo americano per andare a morire in Europa combattendo contro il nazismo. è quello della famiglia e della legittimità dei padri di plasmare e influenzare le scelte professionali ed esistenziali della prole; il romanzo ruota attorno al fallimento di Leon come padre e marito, causato dalla sua ambizione musicale, trasposta nei figli. Non appena costoro raggiungevano l’età per sedersi al piano, Leon regalava loro un pianoforte personale; la sua aspettativa era, ogni volta, che i piccini diventassero degli “enfant prodige”. Un’ambizione accecante, che lo porta a rapire le sue ultimogenite gemelle per portarle in una lunga tournè, lontano dagli affetti e dalle cure familiari. Alla fine di questo tentativo disperato e fallimentare alla ricerca del successo, Leon torna dalla moglie Ida, che non lo perdona, con le due bimbe oramai troppo cresciute per i loro vestitini, sempre gli stessi, che nessuna mano materna ha potuto far crescere insieme a loro. Ma la sua più grande sconfitta è che la famiglia oramai ha imparato a fare a meno di lui, e ciascuno dei suoi figli farà scelte di vita personali, difficili ma oneste, senza scorciatoie; al punto che Gabriel, l’unico vero talento musicale della famiglia, rinuncerà al successo americano per andare a morire in Europa combattendo contro il nazismo.
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